Domande Frequenti
Sì, da ormai dieci anni mi occupo di intervento rieducativo nelle difficoltà conclamate e nelle disgrafie nonché di prevenzione delle difficoltà grafo-motorie nella prima infanzia.
I segnali da tenere sotto controllo , fin dalla prima infanzia ma validi a qualsiasi età, sono : impugnatura non funzionale, pressione troppo pigiata sul foglio a volte fino a bucarlo, coloritura non adeguata (esce dai bordi e lascia tanti spazi bianchi), dolore al braccio o alla mano quando scrive o quando colora, difficoltà a disegnare le lettere del corsivo, rimanere indietro nei dettati, fare tanti errori ortografici (fuori norma per età).
Il mio metodo consiste in una presa in carico a 360 gradi.
L’obiettivo è quello di rieducare le abilità specifiche di scrittura (postura, impugnatura, direzionalità del gesto, tratto, forma e spazio), partendo dal rinforzo delle abilità di base.
Il metodo prevede inoltre:
- modalità ludiche e tecniche divertenti
- ambiente familiare e accogliente che metta a proprio agio chi intraprende il percorso
- relazione d’aiuto fondata su fiducia reciproca
Non è possibile stabilire a priori quanto possa durare un percorso ma , indicativamente, nei casi di prevenzione e intervento sulle difficoltà di scrittura si va da un intervento minimo di un mese ad uno massimo di sei mesi. Nei casi di disgrafia, invece, il percorso solitamente ha una durata minima di 6 mesi e, in casi di disgrafia importante, può durare fino a 12 mesi.
Il primo incontro è conoscitivo e gratuito e permette ai genitori di condividere con me i loro dubbi e le loro preoccupazioni.
Partendo dalle loro testimonianze su alcuni fattori critici e visionando i quaderni del bambino/ragazzo riusciamo ad avere un quadro di massima che ci permette di cercare insieme la strada più adatta per lui.
La disgrafia non è una malattia e di conseguenza non c’è nulla da cui dover guarire.
Si tratta di una forma di disprassia, una difficoltà nell’automatizzare alcuni movimenti, proprio come accade con tante azioni quotidiane che svolgiamo senza pensarci: allacciarsi le scarpe, battere le mani a tempo, andare in bicicletta.
La disprassia grafomotoria è una caratteristica innata, così come il colore degli occhi e non ha nulla a che vedere con l’intelligenza. Semplicemente, alcune persone faticano a rendere automatico il gesto della scrittura, proprio come c’è chi trova più difficile seguire il ritmo in una lezione di aerobica mentre ad altri riesce naturale.
In termini più tecnici, la disgrafia è un disordine funzionale, ovvero una difficoltà nell’integrazione delle funzioni esecutive che si manifesta con una difficoltà nell’esprimere un programma motorio di scrittura con un dispendio di energia minimo, ovvero una difficoltà a raggiungere l’automatismo del gesto grafico.
La disgrafia è un disordine funzionale, ovvero una difficoltà nel processo di integrazione di una complessa serie di abilità che sono necessarie per produrre l’atto grafico.
Quando scriviamo sotto dettato, per esempio, dobbiamo in un solo istante elaborare una serie di informazioni che ci arrivano da uno stimolo uditivo: sento il suono, nella mente lo trasformo nel corrispondente grafema (forma della lettera), rievoco le regole ortografiche necessarie per scrivere la parola intera, mi rappresento il programma motorio per scrivere il singolo grafema e i collegamenti fra le lettere per produrre la parola. Infine, invio il programma motorio al mio corpo: braccio, mano scrivente, mano non scrivente, busto.
Il disgrafico non riesce ad integrare in tempo utile tutte queste informazioni e l’esito può essere rimanere indietro, avere tanta tensione e dolore al braccio e alla mano, produrre una scrittura poco leggibile, fare molti errori ortografici o saltare le parole, oltre ad impegnare in maniera eccessiva attenzione e memoria di lavoro.
Premesso questo, la risposta è che puri esercizi di scrittura, allenamento nello scrivere le parole, si riveleranno per lo più inutili in quanto si trascura tutto l’aspetto delle funzioni esecutive che rappresentano la premessa per il miglioramento e l’interiorizzazione di postura, impugnatura e direzionalità del gesto adeguati.
Con l’aiuto e le indicazioni di uno specialista, a casa si può cercare di lavorare anche sulle abilità di base, proponendo, per esempio, delle attività adatte come praticare sport che comportino cordinazione motoria complessa, aiutare a sviluppare una migliore abilità nella motricità fine (allacciarsi i bottoni, fare le asole, costruire con elementi di piccole dimensioni e così via), lavorare sul ritmo (canzoncine filastrocche), organizzare materiale scolastico e sportivo in autonomia (capacità di pianificazione), giocare ad orientarsi nello spazio (mosca cieca, forza quattro, battaglia navale).
Tuttavia, in caso di disgrafia importante e se si vogliono migliorare le abilità di scrittura, è consigliabile intraprendere un percorso di rieducazione del gesto grafico e delle funzioni esecutive mirato sulle specifiche fragilità del singolo individuo.
Sì la disgrafia può essere trattata con esiti positivi attraverso un programma di riabilitazione che parta dalle cause oltre che dalle conseguenze.
La difficoltà nella scrittura non è altro che l’esito di una mancata integrazione di diverse abilità ( motorie, linguistiche, percettive, visuospaziali, ritmiche e sequenziali).
Queste abilità non sono assenti nel soggetto disgrafico, sono “disordinate”, ovvero non riescono a funzionare sinergicamente.
E siccome queste abilità rappresentano il prerequisito indispensabile per l’apprendimento della scrittura a mano, un trattamento della disgrafia che preveda solo l’intervento sul gesto grafico avrà risultati scarsi e poco duraturi.
Quindi il trattamento del disgrafico deve prevedere un intervento contemporaneo (nella stessa seduta) sulle funzioni esecutive e sulla rieducazione del gesto grafico e della scrittura.
Con questa modalità il miglioramento è sempre importante e duraturo nel tempo, fino al pieno recupero delle abilità di scrittura.
Per sapere se si è disgrafici è utile fare una valutazione della scrittura, un bilancio grafomotorio e una valutazione delle funzioni esecutive.
Questa valutazione consente di capire se si è nei parametri per disgrafia nella scrittura, se le funzioni esecutive risultano compromesse e se è il caso di procedere con una diagnosi.
Nel caso in cui non si rientri in questi parametri ci si potrebbe trovare di fronte a semplici difficoltà di scrittura dovute o a qualche fragilità nelle abilità di base o ad una non adeguata didattica di apprendimento della scrittura. In queste situazioni la rieducazione della scrittura risulta molto veloce.
Si può essere in presenza di false disgrafie quando la valutazione o la diagnosi si basa esclusivamente sul test di velocità della scrittura senza considerare adeguatamente la condizione delle funzioni esecutive.
In questo caso, se si intraprende un percorso di rieducazione del gesto grafico, il recupero sarà molto veloce e risulterà evidente l’errata valutazione di partenza.
No, le neuroscienze hanno ormai chiaramente dimostrato come i disturbi di apprendimento abbiano un’importante componente di familiarità, intesa come caratteristica presente nei familiari nelle diverse generazioni.
Il comportamento dei genitori non dà origine alla disgrafia ma i genitori possono aiutare il ragazzo/bambino a raggiungere il suo pieno potenziale fornendogli la possibilità di migliorare, attraverso l’esperienza, tutte quelle abilità che rappresentano i prerequisiti di apprendimento della scrittura e degli apprendimenti in generale.
Il consiglio è quello di fornire un ambiente stimolante e che favorisca la progressiva autonomia fin dalla primissima infanzia. Tuttavia, se questo non si rivelasse sufficiente, è possibile intervenite con un programma mirato di rinforzo e integrazione delle funzioni esecutive e con la rieducazione del gesto grafico.
I motivi sono diversi. Innanzitutto una maggiore conoscenza della casistica da parte delle neuroscienze e, di conseguenza, in ambito scolastico vengono individuati più facilmente rispetto a molti anni fa.
In secondo luogo, nella società dell’information-technology, nostro malgrado, i bambini hanno sempre meno occasioni di sperimentarsi da un punto di vista motorio, relazionale, di problem solving e così via.
Il mancato confronto e l’assenza di esperienze di aggiustamento cognitivo (sbaglio e mi correggo) non agevolano la compensazione naturale della disprassia.
Che l’atto dello scrivere sia un atto semplice e automatico è un luogo comune in quanto, non solo il gesto grafico è l’atto di motricità fine più raffinato che l’uomo sia in grado di compiere, ma è frutto di un atto cognitivo complesso.
Scrivere è il risultato dell’integrazione sequenziale di abilità motorie, linguistiche, visuopercettive, attentive ed emotive.
Ne consegue che il prodotto della mano non è che l’ultimo anello di una complessa catena di eventi che parte dal cervello.
La mancata integrazione di queste abilità potrebbe impattare anche sulle prassie della vita quotidiana e sugli altri apprendimenti.
In conclusione, la rieducazione al corsivo:- favorisce la fluidità del pensiero e quindi dei processi cognitivi- favorisce un più adeguato apprendimento anche nelle altre aree della didattica (incolonnamento, lettura, comprensione, educazione motoria e musica)- favorisce un più adeguato inserimento nella quotidianità: sport, giochi di gruppo, balli, dialoghi, giochi da tavolo ecc. – favorisce processi di autostima superando il senso di frustrazione ed inadeguatezza che potrebbe sfociare in un vero e proprio auto-isolamento sociale.
Ogni individuo ha il diritto di trovare un ambiente favorevole allo sviluppo delle proprie potenzialità soprattutto se questo vuol dire prevenire disagi di ordine emotivo di più vasta portata.
La rieducazione della scrittura è indicata a tutte le età e si rivolge sia a chi ha delle difficoltà non diagnosticate (che possono andare dalla brutta grafia al dolore alla mano o al braccio ecc. ), sia a chi ha una disgrafia diagnosticata o sospetta.
E’ importante sapere che non si tratta di un deficit, ovvero di una assenza delle funzioni, ma di un suo disordine: le funzioni vanno pertanto semplicemente riattivate.
E’ ormai riconosciuto, infatti , che le difficoltà grafo-motorie e i problemi di scrittura sono provocati da un disordine delle funzioni esecutive che investe gli aspetti motori della scrittura.
La rieducazione della scrittura si prende cura proprio di questo aspetto, partendo dalla motricità e dalla rieducazione del “gesto” grafico, inteso come atto motorio complesso.
In particolare, si occupa di educare direzionalità , fluidità, forma e tratto partendo dalla componente esecutivo-motoria, con l’obiettivo di rendere il programma grafico più fluido e funzionale.
Postura e impugnatura sono poi naturalmente le premesse per la rieducazione funzionale grafo-motoria. Non va trascurato, inoltre, il rinforzo di abilità visuo-spaziali.
Tracciati scivolati, tecniche grafiche e pittografiche e rilassamento del braccio, sono alcune fra le tecniche utilizzate nella rieducazione che si avvale di modalità ludico-creative.
Il CMT è una tecnica messa a punto dal prof. Piero Crispiani, professore ordinario di didattica generale e pedagogia speciale presso l’Università degli studi di Macerata.
Il metodo Crispiani è rivolto alla riabilitazione delle funzioni esecutive (memoria, attenzione, funzioni motorie), laddove risultino disordinate.
E’ efficace, pertanto, sia per i disturbi di apprendimento (disgrafia, disortografia, discalculia, dislessia, ADHD) in quanto esito di un disordine funzionale, sia per situazioni di disordine derivanti da traumi o invecchiamento.
Il potenziamento funzionale avviene tramite l’attivazione di 5 vettori fisio-prassici: incipit, fluidità d’azione, schemi laterali e crociati, schemi rotatori, schemi a “reverse”.
Questi vettori preludono alle pratiche ecologico-dinamiche che hanno come obiettivo “stanare” le funzioni esecutive lente e disordinate.
Si rivolge in generale a tutti i disordini funzionali. Sia a quelli dovuti a disprassie medie e gravi come i disturbi di apprendimento, i casi di ADHD e i disturbi dello spettro autistico che nei casi di decadimento cognitivo dovuto a malattia o invecchiamento.
Il CMT è un potenziamento funzionale e cognitivo e pertanto è adatto anche alla prevenzione.
Come in un puzzle ha il compito di rimettere in ordine le funzioni potenzialmente già esistenti nell’individuo.
L’impugnatura non va sempre corretta.
Se non è del tutto adeguata ma non crea difficoltà grafomotorie e quindi permette di mantenere una buona velocità e fluidità del gesto e non procura contrazioni dolorose, l’impugnatura non va corretta.
Si deve invece intervenire sull’impugnatura quando la scrittura non risulta funzionale ovvero si presenta faticosa, illeggibile, disordinata e lenta, quando il gesto è contratto, doloroso, interrotto.
Esistono in commercio dei gommini per l’impugnatura oppure delle matite/penne con l’invito all’impugnatura corretta.
Tuttavia, se con questi accorgimenti nulla cambia, è necessario l’intervento di un rieducatore che possa , attraverso le tecniche specifiche della rieducazione del gesto grafico, favorire l’interiorizzazione della presa tridigitale dinamica (o quadridigitale).
Il consiglio è quello di rivolgersi ad un rieducatore del gesto grafico per una valutazione.
Alcune scritture risultano difficoltose semplicemente perché la postura e l’impugnatura poco funzionale ostacolano la fluidità del tratto.
Altre volte le difficoltà possono essere l’esito di una didattica della scrittura non del tutto adeguata.
Altre volte ancora, possono esserci importanti fragilità nelle abilità di base.
In qualsiasi caso, l’intervento tempestivo è importante per prevenire difficoltà maggiori in futuro.
Un intervento preventivo può evitare in molti casi una diagnosi per disgrafia.
Ci sono diverse scale per valutare la scrittura.
Le più utilizzate sono la BHK e la scala D, accumunate dal fatto che permettono di fare una valutazione sia in termini quantitativi che qualitativi.
Mentre la valutazione di tipo quantitativo sarà importante allo scopo di definire se si rientra nel range di disgrafia in base alla Deviazione Standard, la valutazione qualitativa fornisce al rieducatore informazioni importanti al fine di elaborare un progetto di rieducazione mirato sul soggetto in difficoltà.
In particolare scala di scrittura fornirà al rieducatore le informazioni rispetto ai parametri che riguardano la forma, lo spazio e il tratto ma sarà altrettanto fondamentale l’osservazione clinica dello specialista che rileverà altri elementi fondamentali ai fini della valutazione stessa quali la postura, l’impugnatura, la mano scrivente e così via.
La valutazione verrà poi completata con un bilancio grafo-motorio, ovvero con una serie di prove al fine di indagare “lo stato di salute” delle abilità di base, ovvero dei cosiddetti prerequisiti di apprendimento della scrittura (motricità grossa e fine, visuospazialità, orientamento temporale ecc.)
No, entrambi sono classificati come disturbo di apprendimento ma, mentre la disgrafia riguarda l’aspetto motorio della scrittura e quindi il gesto grafico, la disortografia riguarda la difficoltà nel riconoscimento e nella rappresentazione corretta di suoni sulla base di regole ortografiche.
Tuttavia può succedere che il soggetto disgrafico faccia molti errori ortografici per via dell’affaticamento nel controllo del tratto grafico che porta di conseguenza ad esaurire le risorse attentive, togliendole appunto al controllo della correttezza ortografica.
In questo caso potrebbe essere diagnosticata una falsa disortografia che rientra non appena la rieducazione della scrittura permette al soggetto disgrafico di recuperare una scrittura funzionale e automatizzata.
Il consiglio pertanto è, in caso di compresenza di disgrafia e disortografia, di intraprendere un percorso di rieducazione del gesto grafico e rivalutare in un secondo momento la disortografia.
No, è più una scelta che una necessità.
Se si intraprende un percorso di rieducazione del gesto grafico e di riabilitazione funzionale, si avranno sicuramente benefici sulla fluidità del tratto.
Disgrafie importanti possono richiedere più tempo e più sforzo nel percorso di riabilitazione e arrivare ad un risultato che, anche se non è di totale fluidità del corsivo, è sicuramente di funzionalità dello stampato (assenza di dolore, scrittura leggibile ecc.).
In presenza di altri disturbi di apprendimento, immaginiamo un disturbo dell’attenzione importante, la disgrafia potrebbe passare in secondo piano in quanto è fondamentale per il bambino potenziare i processi attentivi per non rimanere indietro negli apprendimenti.
In questi casi, se la famiglia lo preferisce, potrebbe essere fatta la scelta di utilizzare il computer.
Le neuroscienze hanno ormai dimostrato come l’utilizzo del corsivo svolga un ruolo importante nei processi cognitivi.
Il corsivo , infatti, allena la mente rendendo più fluido il pensiero e rendendo più facile l’accesso alle altre aree di apprendimento (lettura, calcolo, studio).
Per questo motivo non lo consiglio nemmeno in casi particolarmente complessi in quanto, proprio il recupero della grafomotricità, potrebbe rivelarsi facilitatore delle altre aree di disordine esecutivo.
Ma, naturalmente, rimane una scelta possibile da parte famiglia.
In casi particolarmente complessi per gravità di disgrafia o per compresenza di altri disturbi di apprendimento, se la famiglia lo preferisce, consiglio comunque di non abbandonare del tutto la scrittura a mano e di utilizzare lo strumento compensativo solo per prestazioni prolungate nel tempo e in situazioni di verifica.
La rieducazione della scrittura è possibile a tutte le età, anche da adulti.
Nella prima infanzia e alla scuola elementare, la rieducazione può essere più semplice per il fatto che alcuni meccanismi grafomotori disfunzionali non sono ancora automatizzati.
Tuttavia, durante l’adolescenza e l’età adulta, il soggetto disgrafico ha una maggiore consapevolezza di sé e, pertanto, é motivato ad incanalare le energie nella direzione del raggiungimento del risultato.
Perché le caratteristiche della disgrafia possono essere diverse da individuo ad individuo.
C’è chi esprime una difficoltà soprattutto a livello motorio, chi a livello visuospaziale o a livello ideativo o magari tutto insieme.
Per questo è importante fare una valutazione qualitativa della scrittura e delle abilità di base.
Questo consente di elaborare un progetto educativo centrato su quella persona con la “sua” disgrafia.
Sì, non nel senso che va necessariamente incontro ad una difficoltà di scrittura ma che è bene considerarlo un segnale di allarme ed intervenire subito cercando di aiutarlo a migliorare postura, impugnatura e orientamento nello spazio.
Se però gli “interventi casalinghi” non danno esito positivo è importante intraprendere un percorso di prevenzione con uno specialista per prevenire difficoltà maggiori in futuro che comporterebbero un percorso di recupero più lungo.
E questo a causa del fatto che, più passa il tempo, più gli automatismi disfunzionali si consolidano.
Sì, il test per la disgrafia consiste nella somministrazione di una scala di scrittura e un test di velocità.
Il test ha valore di valutazione ed è utile per evitare diagnosi precoci (ovvero prima di aver tentato una rieducazione) e per dare le prime indicazioni alle insegnanti.
Sulla base del test viene elaborato un progetto rieducativo della scrittura per il recupero delle abilità grafomotorie.
Sì, nel caso di disgrafia mi relaziono con le insegnanti per dare loro le indicazioni più adeguate per la stesura del PDP.
Il PDP è il piano didattico personalizzato che viene elaborato per permettere al bambino/ragazzo di raggiungere il successo scolastico tenendo conto delle sue particolari modalità di apprendimento.
